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November 13 verso il 16 NOVEMBRE--piattaforma16 16 Novembre 2007 – raccogliendo l’appello alla mobilitazione internazionale lanciato dal World Social Forum di Nairobi
Siamo studentesse e studenti convinti che un altro mondo sia possibile, siamo studentesse e studenti convinti che il sapere sia il più grande strumento di cambiamento della società, siamo convinti che il confine tra il sapere e il non sapere sia la linea di divisione tra l’inclusione e l’esclusione, e che in un Paese con un così alto livello di immobilità sociale, in cui i figli dei medici fanno i medici, i figli degli avvocati diventano avvocati e i figli degli operai diventano precari, sia necessario cambiare, cambiare la società a partire da scuole e università.
NON SIAMO NUMERI, NON SIAMO CHIUSI
Siamo un fiume in piena, di idee e speranze, non siamo numeri, siamo persone, non ci possono chiudere, recintare, impedire. Vogliamo sapere, conoscere, imparare, scegliere.
Rifiutiamo il numero chiuso e ogni forma di selezione all’ingresso.
Giustificano il numero chiuso con motivazioni che vengono relative all'erogazione più efficace dei servizi e alla occupabilità degli studenti. In realtà così facendo nascondono la mancanza di investimenti e occultano un tentativo di mantenere in vita caste chiuse e inaccessibili ai più, facendo dell’università un luogo di conservazione del sapere e quindi del potere.
Crediamo che un test di qualche ora non possa valutare le reali capacità di uno studente e che qualche domanda a risposta multipla non possa segnare la vita di un ragazzo, negando l’accesso a quello che avrebbero avuto piacere di studiare.
Crediamo debbano aumentare le strutture e i docenti, non diminuire gli studenti.
Chiediamo l’immediata abolizione del numero chiuso per i corsi di laurea in cui, aggirando forzatamente le norme di legge, l’Università degli Studi di Bari ha istituito il numero chiuso, vogliamo che vengano aperte le porte per accedere a:
· Educazione Professionale Disagio Devianza Marginalità Ba- Ta
· Scienze della comunicazione – Ba - Ta
· Scienze formazione primaria
· Scienze e tecniche psicologiche
· Biologia ambientale
· Biologia cellulare e molecolare
· Informatica e com. Digitale – Ba - Ta
· Scienze biosanitarie
· Scienze e tecnologie della moda
· Corsi di laurea specialistica nelle professioni sanitarie
· Corsi di laurea specialistica presso la facoltà di scienze della formazione
· Corso di laurea specialistica in scienze pedagogiche
· Corso di laurea specialistica in programmazione e gestione dei servizi educativi e formativi
· Corso di laurea specialistica in scienze dell'educazione degli adulti e della formazione continua
· Corso di laurea specialistica in scienze della comunicazione sociale, istituzionale e politica
· Corso di laurea specialistica in comunicazione e multimedialita'
· Corso di laurea specialistica in psicologia dell'organizzazione e della comunicazione
· Corso di laurea specialistica in psicologia clinica dello sviluppo e delle relazioni
Da tempo nell’università di Bari dilaga la questione morale, compravendita di esami, scandali a luci rosse, parentopoli, in ultimo il caso dei test truccati. In un Ateneo che a volte sembra un’azienda a conduzione familiare, in cui i nomi dei docenti sono sempre gli stessi, lo scandalo dei test di medicina è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
L’università combatte l’illegalità se uno studente fotocopia un libro per sostenere un esame, e non persegue i docenti che violano la legge e che difendono le loro cattedre tramandandole di padre in figlio come Enrico IV cedeva il trono a suo figlio Enrico V.
Il caso dei test del 4 e 5 settembre, su cui le indagini sono ancora in corso infatti, mettono in dubbio non già l'onestà del singolo ma, soprattutto, l'intero sistema come metodo di futura valutazione.
Abbiamo con forza sostenuto l’annullamento della prova, siamo stati smentiti dal TAR, continuiamo a credere che sarebbe stato un importante elemento di discontinuità contro corruzione e illegalità. Annullare la prova era la scelta giusta e necessaria.
Visto l’accaduto, per cercare di limitare le evidenti ineguaglianze ed ingiustizie di cui saranno oggetto coloro iscritti nelle graduatorie del test di Medicina e Chirurgia, noi chiediamo con forza l'allargamento del numero di ammessi ai corsi di laurea di medicina e odontoiatria, anche in considerazione delle domande sbagliate presenti nella prova, oltre che di una graduatoria che in vista di future ulteriori esclusioni possa variare continuamente nel corso dell’anno accademico.
Il problema del numero chiuso è inevitabilmente connesso al tema degli spazi. Troppo spesso il numero programmato viene attivato per coprire lacune e mancanze dell’università e dei Governi che disinvestono in finanziamenti e in strutture adeguate al numero degli studenti e alle necessità di una didattica di qualità. Chiedono agli studenti di adeguarsi alle loro mancanze, di rinunciare al corso di studi cui intendono iscriversi. Crediamo che debbano aumentare le strutture e i docenti e non diminuire gli studenti.
Per questo chiediamo che venga realizzato un piano straordinario e urgente di investimenti per risolvere tali problemi di inadeguatezza di aule, isole didattiche, biblioteche, laboratori, in tutte le facoltà di Bari (in particolare Scienze della Formazione) e per le sedi distaccate di Taranto e Brindisi.
Un’ALTRA SCUOLA E’ POSSIBILE
Noi student* nelle scuole baresi soffriamo particolarmente quel disagio diffuso che si vive in tutte le scuole italiane. Siamo convinti di vivere in un contesto che seppur riceva tanto ogni giorno da noi student*, non ci restituisce in servizi, saperi e opportunità quello che ci spetta.
Ci ritroviamo in un sistema scolastico regolato da una legge vecchia di più di 20 anni, e che non tiene ancora conto delle trasformazioni del mondo e della società, in tutti i suoi aspetti. L’attuale legge regionale sul diritto allo studio, non tiene ancora conto della molteplicità di culture che attraversa il nostro territorio, che non permette la reale integrazione di tutti i giovani in età dell’obbligo, e che è ancora distante dal considerare politiche di inclusione; politiche che proprio nel periodo dei “nuovi fantasmi” (il bullismo, la criminalità, la convivenza…) dovrebbero essere alla base di una società che si definisce multietnica e culturalmente avanzata.
È una legge che non è ancora in grado di riconoscere parametri efficaci per l’assegnazione delle borse di studio, e che non è in grado neanche di coprire economicamente le relative esigenze.
Non esistono finanziamenti mirati a tamponare il costante caro-libri, primo e concreto segnale del costo della conoscenza, le borse di studio per tutti gli studenti che ne hanno diritto, non vengono messe a disposizione abbastanza risorse per risanare tutti i problemi strutturali che costringono la nostra vita nelle scuole ad una precarietà ed un disagio costanti, né tanto meno per permettere a tutti gli studenti un reale diritto alla mobilità, sia in città che fuori!
È la nostra, una città dove non esistono in alcun modo mezzi di integrazione e di socializzazione per i giovani, che permettano anche a noi studenti medi di sentirci cittadini, di poter dimostrare le nostre capacità, di liberare la nostra arte e la nostra creatività! Non esistono spazi dove incontrarsi, discutere, leggere, vedere un film, suonare o ascoltare musica liberamente, o semplicemente riuscire ad accedere a tutta quelle forme di sapere che l’istruzione formale non ci sa ancora trasmettere.
Siamo student* che non vogliono bollare episodi di violenza come semplice bullismo o vandalismo, ma che sono convinti che dietro ad ogni manifestazione di prepotenza, fuori e dentro la scuola, ci sia una profonda ragione umana, sociale ed economica a condizionare tale atteggiamento. Non possiamo accettare che per una qualsiasi infrazione disciplinare, uno studente venga allontanato definitivamente dalla scuola e abbandonato a se stesso. Non vogliamo una scuola ed uno stato repressivi che rispondono alla forza e alla criminalità giovanile, con il militarismo, o con la repressione, perché crediamo in una scuola che sia luogo di inclusione e di partecipazione, non di esclusione e rappresaglia punitiva…
È per questo che vogliamo:
- l’approvazione della proposta di legge regionale sul diritto allo studio
- il ritiro dei decreti Fioroni sull’inasprimento delle sanzioni dello Statuto degli studenti e delle studentesse, una modifica condivisa con gli studenti sulla reintroduzione degli esami di recupero a settembre. è necessario che vi siano corsi di recupero obbligatori e non facoltativi in ogni scuola appunto per preservare il diritto all’istruzione.
- Riteniamo necessario che l’aumento dei contributi scolastici per l'acquisto di libri. In due anni vengono ridotti i contributi alle famiglie indigenti infatti del 30%.
- Vogliamo l’eliminazione del decreto che permette alle fondazioni cioè ai privati di entrare negli organi di decisione della scuola. Se i soldi pubblici venissero sostituiti da quelli privati, si creerebbero inevitabilmente scuole di serie A e scuole di serie B .È evidente infatti che non vi sia stato un reale cambiamento rispetto alla riforma vigente durante il governo Berlusconi, la riforma Moratti, ma anzi aumentano vertiginosamente i soldi alle private.
- che i fondi per l’edilizia scolastica vengano triplicati, e che venga istituito un tavolo di monitoraggio tra la Provincia e le associazioni di rappresentanza della scuola per individuare facilmente le urgenze di intervento
- il ritiro delle “truppe” dalle scuole come deterrente repressivo alla criminalità giovanile, e l’individuazione di nuovi mezzi di recupero delle situazioni di disagio dei giovani
- una scuola laica pubblica e democratica
PRIVATA L’UNIVERSITA’, PRIVATI GLI STUDENTI
Se alcune barriere si moltiplicano e si trasformano, altre restano sempre uguali ed irrisolte: le barriere materiali di cui la costituzione prevedrebbe l’abbattimento sono sempre lì. Tasse, libri, trasporti, costi sempre più elevati per l’accesso a una università che vorrebbe e dovrebbe essere pubblica; un’università che viene di fatto privatizzata a fronte delle enormi spese che essa comporta. Abbiamo di fronte un’università privata dunque, nell’accezione del participio presente del verbo privare, una università che vogliamo fortemente pubblica e aperta.
Quindi lo Stato e la Regione Puglia devono intervenire per ottenere, come prevede la Costituzione della Repubblica Italiana, erogando le borse sulla base di merito e reddito, la copertura del 100% delle borse di studio e successivamente l’ampliamento dei criteri di reddito per aumentare la platea dei beneficiari.
Se la copertura media delle borse di studio a livello regionale è salita al di sopra del 60% - che è ancora troppo poco, ma pur sempre un passo avanti – a Bari siamo fermi a prima dell’elezione del Presidente Vendola, dal quale ci aspettavamo molto di più. Crediamo sia finito il tempo delle attese e delle speranze, non ci fermeremo nella mobilitazione fino a:
i saperi a BARI: bene COMUNE
Bari è una città cui i tanti studenti e studentesse danno molto, ricevendo in cambio troppo poco, quasi nulla in termini di spazi, cultura, stimoli. Questi stimoli sono il motore della crescita culturale, economica e sociale della città; crediamo pertanto che una città nella quale non si investa in istruzione e cultura sia una città senza prospettive.
Crediamo quindi che sia necessario costruire un sistema di welfare municipale per l’accesso ai saperi rivolto a tutti gli studenti della città di Bari. Crediamo che nella società della conoscenza, i diritti di cittadinanza si realizzino in base alla possibilità di accedere a saperi e conoscenze, e che proprio i saperi e le conoscenze per il ruolo che rivestono, vadano liberati da ogni forma di barriera escludente. Crediamo che il Comune di Bari, anche relazionandosi con altri enti locali, e soprattutto in collaborazione con le scuole e le università baresi, realizzi una carta, che mediante delle convenzioni con enti pubblici o privati, consenta a studenti medi ed universitari che studiano nel territorio del comune di Bari di accedere gratuitamente a cinema, teatri, mostre, musei, e una riduzione pari al costo dell’IVA sui consumi culturali quali libri, CD, VHS e DVD.
Tale carta, dovrebbe essere rivolta non solo agli studenti che hanno la residenza a Bari, bensì a tutti coloro che studiano nelle scuole secondarie superiori del nostro Comune, e agli iscritti dell’Ateneo degli Studi di Bari e del Politecnico di Bari. Si tratta, infatti di un intervento teso a dare autonomia a tutti coloro che sul nostro territorio comunale si formano, ma che privi di un reddito, o costretti a lavorare per pagarsi gli studi, difficilmente si concedono il costoso accesso ai canali informali del sapere, quelli esterni alle già costosissime scuole ed università per le quali noi studenti spendiamo migliaia di euro l’anno tra tasse, libri, trasporti, pranzi.
Proprio perché il nostro Comune rappresenta oggi un centro importante per i fuorisede, una politica di maggiore incisività sul tema degli affitti e del mercato nero deve rappresentare una priorità per la Giunta comunale.
Servono politiche coordinate tra le università baresi e il Comune per monitorare la situazione della disponibilità di alloggi, dare supporto legale e non agli studenti che si trasferiscono a Bari, promuovere le forme contrattuali più agevoli, e non reprimere il mercato nero colpendo gli studenti, che sono le vere vittime di un sistema di illegalità che li priva di diritti e tutele sulla casa.
Promuovono:
Collettivo di Lettere e Filosofia
Coordinamento Studentesco
Mutua Studentesca
Unione degli Studenti
Unione degli Universitari
Università Democratica
Aderiscono:
Giovani Comunisti
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